Intervista a Mattia Nastri di Olyprint

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  • Come sta andando il mercato della stampa di T-Shirts personalizzate?
  • Quali sono le difficoltà per chi vuole iniziare questo tipo di mestiere?
  • Quali sono le marche di T-Shirt migliori per iniziare?
  • Meglio avere un negozio fisico o un E-Commerce online?

Per saperlo abbiamo intervistato Mattia Nastri di Olyprint. Nell’intervista Mattia risponde a queste e altre domande.

Web2PrintFacile:
Raccontaci di che cosa vi occupate e di che cosa vi siete occupati in passato. Come è nata l’azienda, cosa sta facendo, quale è il suo business di punta?

Mattia Nastri:
Brevemente, Olyprint nasce come ditta nel 2012, inizialmente puntando solo sui servizi di stampa. Eravamo stampatori puri, con un negozio a Rho. Successivamente ci siamo fusi con l’attività di mio padre che si occupava invece di assistenza tecnica e vendita di stampanti e inchiostri. Quindi, mentre io facevo lo stampatore lui curava la parte di lavoro che sta dietro l’attività di stampa.

Dopo aver unito le due attività, progressivamente ci siamo spostati sulla vendita di stampanti e inchiostri e sull’assistenza, tutto quello che concerne il supporto agli stampatori. Siamo tuttora stampatori, ma in misura minore.

Questo cambiamento è avvenuto nel giro di tre anni: inizialmente avevo puntato molto di più sul negozio, poi abbiamo capito certe cose e abbiamo aggiustato un po’ il tiro. Anche perché un negozio solo di stampa magliette fatto in Italia allora era un po’ troppo all’avanguardia, non ce n’erano molti.

Ora è diverso?

Molti stampatori si sono “buttati in strada”, se mi passate il termine. Ho visto tanti negozi simili al mio crescere qui in zona. Da Rho a Legnano, su un tratto strada di 20 km, ne avrò visti cinque nel giro di un anno.

Ora, non so se sono vecchi stampatori che si sono spostati sulla strada oppure nuove imprese, e non so sia una cosa positiva o negativa, però è un dato di fatto. Vedo tanti negozi che fanno di tutto che non esistevano quando ho iniziato io, e parlo di tre anni fa, non di vent’anni fa. Quindi il mercato è in forte evoluzione, stanno cambiando molte cose. Ripeto che non so se sia una cosa positiva o negativa però stanno cambiando.

Forse il pubblico italiano non è ancora pronto a recepire il messaggio della maglietta personalizzata, preferisce ancora la maglietta di marca rispetto. Ciò non toglie che comunque è un mercato che può dare grosse soddisfazioni: però secondo me per quel che riguarda la stampa bisognerebbe orientarsi verso la moda più che verso il promozionale, perché quest’ultimo in generale, soprattutto nella stampa delle magliette, è in forte calo in questo periodo. Bisogna cercare un po’ la propria nicchia, insomma, cercare anche di fare cento disegni particolari. Non basta dare il servizio di solo stampa.

Pensi ci sia ancora molta diffidenza legata a questo campo, che sia ancora percepito come una cosa legata al merchandising? È difficile far filtrare l’idea della maglietta personalizzata come oggetto di moda?

Ci sono ditte, vedi il caso di Happiness, che sono riuscite a far percepire la t-shirt in modo diverso. Prima era solo un veicolo promozionale, ma da anni sta diventando capo di moda. Molte aziende di moda partono dalla t-shirt per poi sviluppare altri prodotti. In primo luogo perché la t-shirt è semplice da stampare, poi perché è il capo di abbigliamento che comunica di più tra tutti quelli che indossiamo.

Quindi secondo te anche in Italia in realtà ci sono prospettive per arrivare al settore moda? Anche per chi ha sempre fatto cose di nicchia?

Secondo me il promozionale con le magliette è un mercato in forte calo. È nel settore pronto moda che ci sono più spiragli. Magari facendo anche grafiche proprie, cercando una propria linea.

Olyprint offriva servizi a 360° legati alla stampa e realizzava anche la stampa delle magliette come service locale. Che difficoltà hai incontrato relativamente al lavoro, come lo chiami, di “stampatore di strada”?

La prima difficoltà è stata far capire alle persone che cosa facevo. Il pubblico era quasi a livello primitivo: i primi tempi entrava gente che chiedeva “Ma come funziona? Devo portarti io la maglietta? Per l’immagine come posso fare?”. Pensavano di dover aspettare dieci giorni per una maglietta e si stupivano che il lavoro venisse fatto in giornata. Forse erano abituati al fotografo. Io proponevo un servizio di pronto stampa: il cliente arrivava al mattino e già al pomeriggio aveva pronta la maglietta. Questo servizio on demand è stato un po’, se non proprio una innovazione, certo un passo avanti rispetto ai fotografi e agli stampatori classici che i clienti conoscevano, quindi ho cercato di lavorare su quello.

Che tipo di domande ti facevano più frequentemente?

Tiene il lavaggio? “No, al primo lavaggio va via, così te la ristampo”, rispondevo scherzando. Da quel punto di vista i clienti erano diffidenti perché, non conoscendo il prodotto, pensavano che fosse stampato diversamente dalle magliette comprate nei negozi. Questa era la domanda più comune che io ricordi. Poi chiedevano come fare a generare un file: chi magari masticava un po’ di grafica mi chiedeva indicazioni in questo senso.

Quanto tiene effettivamente il lavaggio una maglietta nella tua esperienza? Tra indossarla, lasciarla al sole, lavarla e stirarla, mediamente secondo te quanto dura una stampa per un uso normale?

Per un uso normale, se la stampa è digitale secondo me può reggere mediamente dagli 80 ai 100 lavaggi. Ancora di più se la stampi in serigrafia. Certo dipende anche da come la lavi: se la lavi a 60° e poi la butti in asciugatrice, magari dopo quattro lavaggi va via. Se la lavi a 40° rovesciata, la stiri rovesciata e la tratti con cura, la stampa dura finché la maglietta non si logora.

Se ci fosse stato un modo per formare e informare il cliente, tu avresti perso meno tempo?

Sicuramente. Ci avrò perso quasi un anno. Per i primi mesi ho dovuto curare molto il training dei clienti, facendo loro capire cosa si poteva e cosa non si poteva fare. Devo dire che poi, col passare del tempo, arrivavano diretti: “Devo stampare, ti ho portato il file già pronto”. Non so se sono riuscito a istruirli io oppure è passata la voce, ma piano piano il cliente ha capito cosa facevamo. Posso dire che il nostro lavoro è piaciuto. Nel frattempo sono nate altre realtà e probabilmente stava diventando più normale stampare.

Hai avuto altri problemi legati maggiormente alla parte tecnica? Incomprensioni con il cliente che voleva una cosa e ne otteneva un’altra, oppure problemi tecnici legati al lavoro pratico?

Problemi tecnici no, però mi sono reso conto che il cliente non è preparato, non sa nulla o quasi di stampa. Quindi dovevo spiegare ogni volta tutte le tecniche di stampa, la differenza tra digitale e vinile, intaglio, transfer… ma da quel che ho visto alla maggior parte dei clienti non interessava come lo stampavi, interessava solo l’effetto finale. Quella può essere stata una difficoltà, nel senso che avrei potuto dedicare più tempo a cercare clienti e al marketing rispetto alla formazione del cliente. È vero a volte che un cliente informato è un cliente migliore, però da quel che ho visto in questo settore, ai privati non interessa come arrivi al risultato, l’importante è arrivare a un buon risultato. Soprattutto nel promozionale, anche se il settore è lento.

Secondo te il settore merchandising è in calo?

Praticamente fermo dall’inizio della crisi. Anche prima di aprire il negozio mi occupavo di vendere stampanti tessili e si vendevano con molta più facilità, perché le aziende investivano molto di più nel promozionale e nel merchandising. Ora come ora si sono ridotte all’osso, chi ancora lo fa sono le grandi aziende. Le piccole aziende come bar e parrucchieri non cambiano la maglietta finché non è rotta.

Quindi i numeri non son più quelli una volta. Prima in una ditta con cinque dipendenti si facevano magari sei o sette magliette a testa, una per giorno. Adesso con due magliette devono andare avanti una settimana. Questo ha portato ovviamente al ribasso sia dei prezzi, perché comunque bisogna essere sempre concorrenziali, sia delle quantità da lavorare.

C’è ancora potenziale per aprirsi a mercati nuovi che finora non sono stati esplorati? Ci sono ancora nicchie che possono crescere?

Nel tessile? A dire la verità l’unico mercato che vedo tirare sempre in Italia è quello del pronto moda. Qui il discorso però è un po’ diverso rispetto al negozio: devi attrezzarti con macchinari di un certo tipo, lavorare molto spesso per conto terzi, quindi ti tocca fare lo stampatore duro e puro. L’ideale forse sarebbe lavorare su delle nicchie di mercato e proporre le proprie grafiche, magari lavorando su piccoli numeri però di qualità, e vendendo ovviamente su E-Commerce perché secondo me avere un negozio fisico in questo momento storico, con i costi che ha, non ripaga degli sforzi economici e mentali che vengono fatti per aprirlo. Quindi io se dovessi aprire un’attività come poteva essere la mia punterei molto sull’E-Commerce, lavorando però su mercati di nicchia, evitando di scontrarsi con colossi contro i quali non riusciresti ad affrontare la guerra dei prezzi.

Che machine preferisci? Digitali o serigrafia? E per quale motivo?

Come stampatore ho sempre preferito le macchine digitali. Penso innanzitutto che il digitale sia il futuro, la serigrafia sicuramente non va abbandonata, anzi, va integrata al digitale. Ma per il mio tipo di attività era impensabile usare serigrafia in un negozio, per una questione di spazi e smaltimento inchiostri. Poi perché il digitale ti permette di fare piccoli numeri e prodotti diversificati, che sono le produzioni che adesso vanno maggiormente. Non è più pensabile impostare la propria attività su produzioni diciamo “mono logo” per 5000 pezzi. Sarebbe bello ma non è più possibile. Quindi per forza di cose bisogna avere il digitale. Se poi si vuole inserire anche la serigrafia ben venga, dipende da che tipo di attività imposti.

Su che tipo di supporto stampavi? Solo t-shirt o anche altro?

Principalmente t-shirt. Diciamo un po’ di tutto perché alla fine il mondo dell’abbigliamento è molto vario, può andare da shopper a cappellini, da felpe a pantaloni, da marsupi a zaini, insomma un po’ di tutto. Io poi offrivo anche servizi come adesivi, vetrofanie, banner. Talvolta chiedevano volantini o biglietti da visita, però io preferivo non offrirli perché comunque sarebbe stato necessario attrezzarsi diversamente, sviluppare competenze su altri macchinari. Ho deciso di puntare soprattutto sull’abbigliamento.

Come hai scelto il tipo di maglietta giusta? Hai fatto delle ricerche? Quali prodotti funzionavano bene e quali invece non ti piacevano?

Ho dovuto provare ovviamente sulla mia pelle i prodotti, perché per stampare in digitale bisogna avere certi tipi di prodotti per far rendere al meglio la stampa diretta. Ci son dei prodotti la cui superficie può influire negativamente sulla qualità del prodotto finale, e non è molto bello da vedere. Quindi nella mia ricerca ho cercato delle magliette con un buon rapporto qualità-prezzo, che però avessero una superficie abbastanza liscia e poco pelosa in modo da ovviare a questo problema. Come dicevo prima, al cliente non interessa come tu stampi, interessa il risultato finale, e per arrivare a quel risultato devi avere anche un prodotto e un supporto che ti permetta di fare esprimere al meglio la tua stampante.

Io principalmente lavoravo con magliette Clique, mi sono trovato bene soprattutto con le Basic-T. Personalmente non mi trovavo bene con la Fruit of the Loom perché era molto “pelosa”. Ciò non toglie che la Fruit per altri tipi di stampa, magari il transfer o stampa a intaglio, abbia un ottimo rapporto qualità-prezzo, quindi puoi proporla benissimo. Però per la stampa diretta io personalmente, dopo aver provato tante marche, mi trovavo bene con la Clique.

Il tuo negozio era nell’hinterland milanese. Che numeri facevi? Quanti clienti avevi?

Mediamente cinque o sei persone al giorno. Ovviamente magari c’era il giorno che ne entravano due e il giorno che ne entravano dieci. Alcuni chiedevano solo una maglietta, altri preventivi più grossi, altri ancora venivano a curiosare.

Questi numeri ti permettevano di avere un guadagno soddisfacente, oppure sentivi il bisogno di ottenere di più?

Il lavoro non mancava. Il discorso è la gestione dei costi di un negozio, che erano elevati. I costi di affitto qua a Rho in particolare poi, soprattutto adesso con l’Expo, non sono proprio a buon mercato. Quindi tra costi di affitto, costi di magazzino e costi di gestione, ho dovuto per forza muovermi, cambiare tipo di attività, nel senso che ho deciso innanzitutto di spostarmi in un capannone più chiuso e poi di integrare anche la vendita di stampanti e altro. Secondo me in questa zona un negozio così non ha ripagato le attese. Troppo costoso anche per la gestione del magazzino. Può non sembrare ma tenerti magari trecento o quattrocento magliette sempre pronte in negozio ha un costo di magazzino che può essere deleterio.

Parliamo del magazzino. Secondo la tua esperienza quanti capi tra taglie e colori era utile tenere? Cosa andava di più?

Io avevo sempre almeno cinque o sei colori e almeno una ventina di magliette da uomo per taglia, più quelle da donna e quelle da bambino, più le felpe. Quindi almeno cinquecento pezzi senza contare cappellini e felpe. Anche perché poi arrivava chi ti chiede quaranta magliette. Io lavoravo con ordini aperti con il mio fornitore, perché comunque sapevo che in un anno facevo più o meno quei numeri. Toccava tenere un migliaio di euro di magliette in magazzino, senza contare inchiostri, carte transfer e altro ancora.

Quali erano i colori che andavano di più per il tuo settore? Come era divisa per genere la clientela?

Il nero era il colore top per il merchandising. Poi il bianco. Direi che le magliette da uomo muovevano il 70%-80%, anche perché molte donne per gli addii al celibato sceglievano magliette da uomo che erano un po’ più morbide.

Ferme restando le problematiche relative alla gestione di un negozio, se fosse aumentato notevolmente il giro dei clienti questo avrebbe cambiato qualcosa?

Comunque eravamo arrivati quasi al limite anche della produttività, perché poi bisogna seguire il lavoro. Eravamo in due, io più la mia ragazza che mi dava una mano part-time. Però anche essendo in due, soprattutto in alta stagione, da maggio a giugno quando si accavallano i lavori, facevamo fatica a stare dietro a tutto. Quindi la scelta successiva sarebbe stata di affidarsi a stampatori terzi, perché più di tanto secondo me un negozio impostato come era il mio non avrebbe potuto generare.

Probabilmente avrei dovuto inserire altri tipi di prodotti, quindi magari cominciare a fare tipografia, allargare insomma le tipologie di stampa e fare un po’ di tutto, come fanno adesso gli stampatori, perché forse con un ventaglio più ampio di prodotti avrei potuto sopperire alle mancanze del tessile. Però il negozio impostato così, solo sulle magliette, è un po’ limitativo. Quello è stato un errore, una scelta che ho fatto e che poi ovviamente ho corretto con il tempo.

Se la stessa realtà da negozio fisico diventasse negozio online, con gli stessi numeri di clienti, come cambierebbe la situazione secondo te?

Di molto. Perché abbasseresti notevolmente i costi fissi. La gestione di un negozio online sicuramente ha un costo notevolmente inferiore, secondo me un 70% in meno al mese. I costi maggiori per un negozio fisico sono l’affitto e le spese fisse. Non avendo quelli si può anche iniziare nel proprio appartamento, un negozio online si può fare anche da lì. Sì, si abbasserebbero notevolmente i costi di gestione. Un altro fattore di cui tenere conto è che un negozio richiede un notevole impegno a livello di tempo. Sei lì dal lunedì al sabato, dalle nove e mezza fino alle sette e mezza, con due ore di pausa, almeno io lavoravo così. Però anche andare in giro a vendere i prodotti e a farsi conoscere richiede tempo, anche questo è un fattore da tenere in considerazione ed è molto limitante per un negozio fisico.

Per ipotesi, se una persona investe ad esempio cinquemila euro per fare un E-Commerce ma rinuncia al negozio fisico, secondo te in quanto tempo si ripaga l’investimento?

Dipende, ma calcolando quello che spendevo io in affitto e utenze, direi che in quattro o cinque mesi me lo sarei ripagato.

Dopodiché bisogna comunque investire per portare traffico sul web. Però comunque anche in un negozio fisico i clienti non arrivano se non si fa pubblicità.

Esatto, sì. Devi comunque lavorare, sia fisicamente andando in giro a farti conoscere, sia su Internet. Perché quando il cliente cerca “t-shirt personalizzata Rho” su Google, se esci per primo ti chiama, se no…

Tu quanto spendevi mediamente? Secondo te quanto è necessario investire al mese in promozione per un negozio fisico, per farsi vedere e avere un minimo di traffico?

Io per esempio ho investito in pubblicità locali ma me ne sono pentito, perché non ho avuto il ritorno che speravo. Non avevo, soprattutto, la possibilità di verificare quale era il ritorno effettivo. Quindi, se volessi destinare oggi quelle stesse risorse, le destinerei decisamente alla pubblicità web, che può essere fatta in mille modi. Io personalmente avrei investito magari 150-200 euro al mese sul web: sono sicuro che avrebbe portato molto di più rispetto alla pubblicità fatta coi volantini, sui giornali locali eccetera.

Questo è molto interessante perché una miscela di advertising online e offline, o anche un online puro, oggi può dare veramente dei risultati notevoli. Per quanto riguarda il tipo di file, secondo la tua esperienza per ottenere una buona qualità di stampa con le stampanti di oggi vale davvero la pena partire da file in altissima risoluzione?

Per me sì. Magari non file troppo pesanti, però io consigliavo sempre almeno 150 dpi e un formato minimo A3 se possibile. Comunque per le magliette raramente fai più di un A3: puoi fare anche un A3 Plus, puoi fare un 30×50, se hai già un buon file. Molto spesso mi portavano dei francobolli, 72 dpi, 2×2 cm, e volevano un’immagine A3 sulla maglietta. Io son convinto che un buon lavoro sia dato dalla bravura dello stampatore, dalle macchine ma soprattutto dalla qualità file che, se viene generato bene, può essere riportato ottimamente sul supporto. Se invece non porti un buon file ovviamente il lavoro ne risentirà.

Con che modello di colore lavoravi?

Con la mia stampante io lavoravo in RGB con formato PSD (Adobe Photoshop), però ho avuto altre stampanti che lavoravano anche in quadricromia. Insomma dipende da cosa legge il tipo di stampante. L’importante è che il file sia generato bene. Che poi sia un vettoriale o un photoshop o un jpeg o quant’altro, per il tipo di lavoro che facevo io era importante fino a un certo punto. L’importante era la qualità.

Per quanto riguarda invece i contenuti? Cosa ti chiedevano i clienti? Foto, scritte per l’addio al celibato, disegni fatti da loro?

Devo dire che, una volta che avevano capito le potenzialità, i clienti avevano molta fantasia. Magari non riuscivano a generare il file e allora lo facevo io per loro, però avevano fantasia. Io stampavo molte scritte, molte magliette per addii al celibato, con silhouette oppure con immagini semplici e simpatiche, scritte tipo “game over” e così via. Foto, non tantissime: la maggior parte erano scritte, oppure grafiche fatte da ragazzi che uscivano dal liceo artistico e che volevano produrre la propria linea di magliette, oppure volevano farle per gli amici. Comunque principalmente grafiche e scritte.

Stampate ancora magliette? Oppure per voi è un capitolo chiuso?

Abbiamo ancora un laboratorio, però non è più la nostra attività principale. Continuiamo a stampare soprattutto per testare i prodotti nel nostro laboratorio, visto che adesso principalmente vendiamo stampanti e inchiostri. Testiamo i nostri prodotti per dare un servizio ai nostri clienti che vogliono provare le stampanti prima di comprarle. Però la stampa non è più la nostra attività principale.

In che modo Internet può aiutarvi con l’attività di vendita che state portando avanti adesso?

Sicuramente ci può e ci dovrà aiutare soprattutto a livello di marketing e promozione. Internet è un mercato immenso e con l’esperienza negativa che ho avuto dalla pubblicità classica sono sempre più orientato al marketing su Internet. Penso che ormai non abbia più senso puntare su giornali, volantini e manifesti. Sono convintissimo dell’aiuto che Internet ci potrà dare a livello di marketing, promozione e pubblicità.

Grazie Mattia!

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